GENOVA

Dopo l’esplosione a Borgo Panigale, nel mio intervento al Senato dissi che a parlare nelle Aule del Parlamento potessero essere a ragion veduta e persino con la stessa urgenza tutti i deputati e i senatori d’Italia, fossero pugliesi, valdostani o friulani. Ma se quello di Bologna è il nodo strategico e infrastrutturale più importante del Paese, il ponte crollato a Genova diventa la fotografia dell’angoscia e dell’allarme di un’intera Nazione.

È una tragedia che lascia senza parole e senza respiro, e che simbolicamente ci colpisce quando a Ferragosto siamo abituati a riprendere fiato dedicandoci al divertimento e agli affetti, con le nostre amicizie e le nostre famiglie. Credo che ora la responsabilità della politica, spesso impegnata a creare polemiche e a cavalcare annunci di suggestioni e sensazionalismi, sia quello di prendere coscienza di un territorio che alle prese con le esigenze della viabilità contemporanea si trova in sofferenza nei suoi grandi e piccoli collegamenti, nel cuore delle città o nelle periferie di un Paese grande e caratterizzato anche dai suoi molteplici, storici e invidiati piccoli territori locali.

L’idea che mentre ancora si scava tra le macerie, ci sia chi è già occupato a rimpallare colpe e responsabilità dà esattamente l’immagine di una politica che ha perso il suo determinante ruolo di controllo. Ammiriamo e ringraziamo invece l’organizzazione, la forza e le competenze di centinaia di professionisti e volontari impegnati senza sosta nei soccorsi e nella sicurezza delle aree genovesi colpite da questo disastro immane.